"Cantina Scuropasso: vini dalla terra"


Il vino è da sempre una passione personale timidamente condivisa tramite i social network.
Solo il passare del tempo ne ha rivelato invece la reale natura; una vera vocazione. Negli ultimi mesi l’Oltrepò Pavese ci ha aperto le porte delle proprie ricchezze, dei propri cuori e delle proprie possibilità. Così nasce l’avventura di Bevi Oltrepò, inaugurando il Blog ufficiale con il primo racconto dell’anno. Vi racconteremo, quindi, l’incontro con un’azienda “scuola” della spumantistica oltrepadana. Un racconto fortemente voluto da entrambi.

Fabio Marazzi e Cantina Scuropasso.

Fabio Marazzi ha accettato di ricevere la nostra visita il 22 dicembre, a pranzo, ritagliando uno spazio tra i termini imposti dalle festività natalizie e le incombenze burocratiche. La loro storia è tanto lunga quanto breve, infatti nel 1962, anno di fondazione dell’azienda e, guarda caso, anno di nascita di Fabio, comincia l’attività di famiglia dapprima lavorando le basi per le grandi case spumantistiche nazionali, poi per sé. Fabio dice di aver imparato molto, ma per noi, altrettanto è sempre stato presente nel suo sangue. I suoi ascendenti lavoravano con il Pinot Nero base spumante già da almeno mezzo secolo poiché furono impiegati in un'importante realtà della zona fra le prime ad utilizzare il metodo classico, proprio nella Valle Scuropasso, zona situata fra l'inizio degli appennini liguri nel pavese e la pianura padana. L’anno della vera svolta per Cantina Scuropasso fu il 1991, anno in cui uscirono le prime produzioni proprie, ma ancor più significativo, visti i risvolti attuali, l’anno 1998 poiché la linea “Roccapietra” iniziò il suo percorso.

A Cantina Scuropasso, grazie alla donna di casa, Manuela, l’accoglienza è quasi famigliare.

Davanti al più classico accostamento oltrepadano ovvero micca e squisito salame (ndr. di loro produzione) si chiacchiera del presente e del futuro coccolati dalla calda atmosfera che circonda la nostra presenza. Una volta seduti tutti e quattro, Fabio inizia a raccontare il suo percorso facendoci capire come l’esperienza maturata nel suo campo preferito, la vigna, lo abbia portato a raggiungere notevoli risultati. La definizione adatta è quello di un vignaiolo dai modi pacati e gentili, pronto ad ascoltare e imparare da tutti senza mai ostentare le proprie capacità, consapevole però delle sue abilità e delle sue potenzialità. Consapevolezza che sta acquisendo pure il mondo che circonda la produzione del vino: dalle guide ai ristoranti, passando da enoteche, quotidiani nazionali e wine blog.
"Con gli anni e l’esperienza mi sono reso conto che quando cogli e porti in cantina delle uve eccellenti, non serve metterci troppa mano". Questa frase suona come conferma di quanto si diceva prima. Conosce bene ogni singolo cru e sa cosa può ottenere da esso, ne sfrutta al meglio le facoltà per ottenere vini sinceri e in piena linea con ciò che è la sua filosofia produttiva. Un’etica personale molto forte e presente nel suo lavoro distingue le proprie etichette grazie altresì ad una base fondata sul rispetto della natura e sulla previsione nonchè intuizione, al fine di proteggere e far crescere la vite con metodi della tradizione contadina di un tempo, ad esempio gestendo l’inerbimento a seconda delle esigenze della pianta in base all’andamento climatico e non utilizzando sostanze erbicide possibilmente dannose. Tutto questo proprio per non tralasciare alcun passaggio ciclico della vigna a favore di un risultato in piena linea con le proprie ambizioni.

La sua produzione di punta è la linea “Roccapietra”, nome-fusione dei due comuni più importanti della Valle Scuropasso: Rocca de’ Giorgi e Pietra de’ Giorgi. Se non la conoscete ovviamente vi starete chiedendo che vini sono. Roccapietra è la linea divisa in tre etichette di spumanti Metodo Classico a base Pinot nero 100%: Brut, Cruasè e Zero. Fabio dice che il suo sogno sarebbe quello di produrre solo Metodo Classico e in questa affermazione la passione viscerale messa a disposizione della propria attività è tangibile. Da noi non può che arrivare un sonoro in bocca al lupo.


Metodo Classico, sì, ma non solo. Marazzi è molto legato alla tradizione, Bonarda e Buttafuoco non possono mancare. Due rossi importanti simbolo dell’Oltrepò Pavese e immancabili protagonisti nella promozione del territorio. Abbiamo assaggiato tutto e ora vi racconteremo le nostre impressioni!
Alla fine dell'articolo troverai tutti i riferimenti interattivi dell'azienda.

Assaggi:


Roccapietra Zero 2009 (Sboccatura 2016)
A primo impatto pare vivo tanto i colori sono brillanti, dal paglierino al verdognolo. Al naso eleganza e complessità circondano la potenza secca del frutto caratteristico del pinot nero. Un vorticare di profumi e sensazioni quasi ipnotizzanti. Fiori e freschezza affiancati da scorze di agrumi e note candite. La bocca è secca e croccante, il finale è pieno, acido, lasciando in custodia il gusto alla nota minerale che allunga il sorso e invoglia a un altro bicchiere.

Roccapietra Brut 2010 (Sboccatura ottobre 2015)
Bagliori vivi e brillanti, giallo scarico con riflessi tendenti al dorato.
Il naso gioisce. La pasticceria, i canditi e la crosta di pane sono il preludio alla danza di note evolute, eteree e ai richiami di erbe aromatiche. Il sorso è pieno, grasso, cammina sul filo della sapidità e dell'agrumato. Il richiamo al naso è evidente. Un metodo tradizionale opulento, vino, che berresti dalla scarpetta di una donna.

Buttafuoco 2015 (solo acciaio)
Classico uvaggio oltrepadano: croatina in prevalenza, barbera e restante parte uva rara e vespolina. Ovviamente le uve vengono raccolte e vinificate insieme, come vuole la tradizione per questo vino. Il colore quasi impenetrabile, pieno e brillante lascia trasparire la freschezza e i profumi fruttati che caratterizzano la sua impavida giovinezza. Le caratteristiche olfattive lo ritroviamo in bocca. Confettura misto a frutta rossa, ciliegia, prugna, more. Attacca sicuro con un tannino elegante e termina piacevolmente acido. Un finale secco e pieno in cui ritornano liquirizia e viola. Una stretta di mano elegante e sincera.

Buttafuoco Lunapiena 2012 (2 anni di affinamento in legno)
Il fratello maggiore dell'assaggio fatto in precedenza. Un vigneto differente. Colore brillante e ancora tendente al violaceo, nasconde bene gli anni che ha. Al naso si mostra per tutta la sua potenza ed eleganza. Il bouquet spazia dalla frutta rossa, viola, confettura di marasca alla vaniglia, cioccolato al latte, caffè, tabacco... Un naso complesso, in cui i descrittori si riconoscono facilmente. In bocca è pieno, tannino equilibrato, mai invadente, la freschezza gioca con i sensi e non lascia scivolare via il sorso. Il legno ben dosato, sia al naso sia in bocca, aiuta il vino ad esprimersi al meglio senza mai sovrastarlo.





 

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