"Anteo: emozioni e tradizioni effervescenti"


Se la storia, lo studio e la lettura ci hanno insegnato che la spumantistica italiana nacque in Oltrepò Pavese, nel 1800, in Valle Scuropasso, l'esperienza ci ha fatto capire che mai zona fu meglio vocata e azzeccata di questa. E badate, non è presunzione né superbia, ma si tratta di elementi nitidi e oggettivi.
Alla Valle Scuropasso, e alla Valle Versa (altra zona ad alta vocazione per la base spumante Pinot Nero d'eccellenza), siamo affezionati. Qui, vi sono grandi esperti di vino, grandi persone che hanno da sempre saputo trasmettere la loro personalità nell'effervescenza dei loro spumanti.
Un esempio limpido sono Antonella e Piero Cribellati, figli del fondatore di Anteo Vini Trento Cribellati, classe 1915, che realizzò il suo sogno maturato già in tarda età. Scelse appunto la Valle Scuropasso, Rocca de Giorgi in particolare, per costruire quell'azienda di cui si parlerà a lungo negli anni. Insieme, nonostante formazioni e vocazioni differenti, hanno contribuito alla costruzione di una parte di storia spumantistica oltrepadana, a partire dal 1981, regalandoci, tutt'ora, emozioni e sorsi unici. A breve capirete perchè.

Il nome "Anteo" è un richiamo alla mitologia greca, il gigante figlio di Gea (la Terra) che rimanendo a contatto con la stessa si tramanda fosse invincibile. La vena poetica di Trento Cribellati, figlio degli anni che furono, influenzò fortemente la filosofia dell'azienda e proprio nel terreno, come si volle di Anteo, ritroviamo la forza principale dell'azienda. Rispetto ed ecosostenibilità sono piedi franchi sin dall'inizio. 
Siamo dunque a Rocca de Giorgi (PV), a pochi minuti da Santa Maria della Versa. Immersi nel verde e nei profumi, avvolti dalle vigne, troviamo l'azienda che, come una volta, porta fiera la scritta "Anteo Brut Champenoise". All'esterno circa 30h a corpo unico, prevalentemente vitati a Pinot Nero base spumante, all'interno la maestosa e unica cantina. Incredibili volte e migliaia di spumanti sur lates riposti nelle suggestive pupitre.

Siamo con i nostri amici inseparabili, Maurizio, Daniele ed il loro amico di sempre, Lorenzo. Per noi è un ritorno (link agli assaggi precedenti). Ad accoglierci radiosa troviamo Antonella, con il compagno Roberto. Il suo sorriso non manca mai e l'accoglienza di queste due persone, ormai amiche, è sempre piacevole. Si chiacchiera di vita, di esperienze, di vino, di passioni comuni, di amore, speranze e progetti. Chi se lo aspettava un pomeriggio così profondo, così bramoso di condivisione? Tutto ciò mentre si assaggia, si stappa, ci si emoziona all'apertura di un magnifico Pinot Nero, bianco, fermo, del 1993 a coronamento di una degustazione di spessore altissimo che ha lasciato certezze, stimoli e voglia di riscatto.

Sabrage, Tradition, Ca' dell'Oca bianco, Nature Ecrù e Riserva del Poeta on stage. Un susseguirsi di espressioni ammiccanti verso il bicchiere che pareva finire sempre troppo in fretta. Al tavolo nessun dubbio. Tutti d'accordo, pure un gruppo che ci ha raggiunto sul finale. Che Oltrepò, che belle storie.
A narrar di queste esperienze noi gioiamo, inutile nasconderlo. La convinzione principale rimane però che solo facendo così si impara molto del territorio, scambiare idee e opinioni con chi ha scritto alcune pagine del nostro libro è un vantaggio non indifferente, avere il loro appoggio e supporto è un'occasione da non perdere, per nessun motivo.
Ora spazio ai vini...

Assaggi:

Sabrage Brut (Sboccatura 2017)
Ad ognuno il suo. Sabrage Brut è uno spumante Metodo Classico da Pinot Nero di colore giallo paglierino carico, bollicina presente e discretamente cremosa. A discapito di quanto si possa pensare, questo vino si pone ricco al naso e al palato. Struttura e liquer prevalgono su eleganza e raffinatezza, ma non appena il vino scorre sulla lingua l'acidità raccoglie i tonici aromi di miele, frutto rosso e tostatura accompagnandoli verso un finale lungo e minerale. 

Brut Tradition, millesimato 2009 (Sboccatura 2017)
Pezzo da 90, di eleganza e raffinatezza come pochi. Il colore giallo paglierino luminoso è il preludio alla sua acidità spinta, davvero fresco e fitto. Tipico al naso, bouquet leggero, floreale, supportato dal frutto. In bocca torna il profumo di agrumi sostenuto da una percezione di speziatura e da un’ottima freschezza. Sapidità ed equilibrio tracciano le linee di un vino persistente.

Ca’ dell’Oca Bianco, Pinot Nero 1993
Se si è fortunati alle volte durante una visita capita di stappare bottiglie con un forte significato. Siamo negli anni ’90, negli anni del legno. Questo Pinot Nero vinificato in bianco, ora non più in produzione, per un certo senso si presta all’invecchiamento, ma nessuno si aspettava 25 anni di bottiglia. Ancora sano, snello e acido pare di qualche anno. Non è evoluto al gusto, nemmeno alla vista. “Più limpido” per assurdo che un bianco d’annata. Il legno è prorompente, tanta spezia, vaniglia, crema. Il frutto rosso entra ed esce senza salutare spinto via dal ritorno della barrique. Nel complesso armonico, non stucchevole, nocciole e frutta secca tostata ritrovata con attenzione. Un emozione unica. La descrizione è riduttiva.

Nature Ecrù, millesimato 2009 (sboccatura 2017)
Riposa sui lieviti oltre 80 mesi mesi e alla sboccatura esprime aromi e profumi inconfondibili. Luminoso e paglierino, gode di fragranza, frutti rossi, profumi agrumati e complessi intrecci di tostatura, pasticceria. Balsamicità e mineralità permettono un ingresso in bocca deciso e importante. Grande acidità e freschezza regalano aromaticità classica accentuando l’alta qualità del vino poiché non è stata aggiunta liquer. Una conferma soprattutto per la Valle Scuropasso che, grazie ai suoi grandissimi spumantisti, contribuisce a dar lustro al territorio.

Riserva del Poeta, millesimato 2009 (sboccatura 2017)
Giunti qui si può solo assaggiare. Raramente capita di trovare prodotti del genere. Elegante, raffinato, ricco, fresco, complesso, armonico. Questa commossa Riserva in onore al padre Trento trasmette gli elementi fondanti di Anteo e, a mio dire, tutta Antonella. Composto in maniera passionale, ogni sentore è frutto di ricerca e attenzione. Dopo la selezione dei migliori appezzamenti, una parte del mosto viene fatta fermentare in barrique al fine di contribuire allo sviluppo della componente organolettica. Il risultato è spiazzante. Nel calice i suoi riflessi dorati ingolosiscono, al naso boisè, fieno, miele dolce e pane tostato, in bocca è secco e pieno, molto persistente, di acidità spiccata e retrogusto di frutto. Abbiamo avuto l’onore di assaggiare altre annate, sboccature più datate, e quanto possiamo dire è che le soddisfazioni più grandi le darà da adulto.

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